Forfettario a 100 mila euro e sconto Irpef da 50 a 60 mila: ma le tasse devono pagarle soltanto lavoratori e pensionati?

Forfettario a 100mila e taglio Irpef: chi paga le tasse?

Forfettario a 100 mila euro e sconto Irpef da 50 a 60 mila: ma le tasse devono pagarle soltanto lavoratori e pensionati?

Ci sono manovre che si capiscono dai titoli e manovre che si capiscono dalle dichiarazioni a margine. Quella per il 2027 appartiene alla seconda categoria. In vetrina ci sono la conferma dell’esenzione Irpef per gli agricoltori e gli aiuti 4.0 e 5.0 per i macchinari. Ma l’obiettivo vero, a sentire chi la manovra la maneggia da vicino, sarebbe un altro: «portare il regime forfettario per le partite Iva fino a 100 mila euro».

A dirlo a ItaliaOggi è Giorgio Salvitti, membro della commissione Finanze del Senato e consigliere politico del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, raggiunto appena rientrato da Nairobi, dove ha partecipato, nell’ambito del Piano Mattei, alla quarta assemblea mondiale della Fao Food Coalition. Il resto, a quanto pare, è contorno.

Cosa c’è sul tavolo (e cosa non è ancora legge)

Prima di indignarsi conviene mettere in fila i fatti, perché nulla di ciò che segue è già approvato: il governo ha varato il Documento programmatico di finanza pubblica il 2 ottobre e la legge di bilancio è ancora tutta da scrivere.

  • Agricoltori. L’esenzione Irpef sui redditi dominicali e agrari di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali vale già per il 2024, 2025 e 2026. Lollobrigida ha spiegato che sarà confermata anche nella prossima finanziaria.
  • Irpef al 33% fino a 60 mila euro. Oggi la seconda aliquota del 33% arriva fino a 50mila euro e oltre si paga il 43%. L’ipotesi è spostare il limite a 60 mila: dieci punti percentuali in meno sulla fascia tra 50 e 60 mila. Il costo stimato oscilla, a seconda delle fonti, tra 2,6 e 3,5 miliardi di euro, e si discute anche di farlo in due tempi: fino a 55 mila nel 2027, fino a 60mila dopo.
  • Forfettario a 100 mila euro. Oggi il tetto è 85 mila euro. Alzarlo è una priorità dichiarata della Lega, ma l’esonero Iva per le piccole imprese è fissato dalla direttiva europea 2020/285 proprio a 85 mila euro: senza una revisione a Bruxelles, il passaggio a 100mila resta un percorso in salita. Un costo ufficiale, per ora, non esiste.

Per capire quanto vale lo sconto Irpef per chi lo riceverebbe, ecco la stima del beneficio massimo (cifre del Sole 24 Ore riprese dalla stampa, tutte teoriche finché non c’è una norma):

Reddito lordo annuoRisparmio annuo stimato
50.000 euro0 euro
52.000 euro200 euro
55.000 euro500 euro
58.000 euro800 euro
60.000 euro e oltre1.000 euro

Mille euro l’anno, cioè poco più di 83 euro al mese, e solo da 60 mila euro lordi in su. Chi ne dichiara fino a 50 mila non vede un centesimo.

I soldi che non ci sono

Il contesto, intanto, non è dei più rilassanti. A settembre l’inflazione in Italia è salita al 4,1%. Giorgia Meloni ha scritto a Ursula von der Leyen per chiedere flessibilità sui conti, in sostanza che gli aumenti di spesa dovuti all’inflazione siano tenuti in considerazione nel calcolo dei limiti del Patto di stabilità. La Commissione ha risposto che «la flessibilità c’è già». Sul punto sono in corso interlocuzioni in vista del prossimo Consiglio Ue, anche se, secondo quanto riferito, il governo tedesco ha già fatto sapere di non gradire altre eccezioni.

In altre parole: si chiede all’Europa un margine in più mentre si discute di come distribuire sconti fiscali. Ognuno ha le sue priorità. Ma quando i soldi sono pochi, l’ordine delle priorità smette di essere una questione tecnica e diventa una questione di giustizia.

La domanda senza vergogna

Le tasse devono pagarle soltanto lavoratori e pensionati con redditi bassi?

Mettiamo i numeri sul tavolo. Secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi, i contribuenti Irpef sono circa 42,5 milioni: il 56% sono lavoratori dipendenti, il 34% pensionati, l’8% imprenditori e lavoratori autonomi. Dipendenti e pensionati sono quindi l’89% dei contribuenti e versano l’84% dell’Irpef. Per loro l’imposta non è un’opinione: viene trattenuta alla fonte, in busta paga o sul cedolino della pensione, prima ancora che il denaro passi dalle loro mani. A novembre arriva pure l’acconto.

Dall’altra parte c’è chi ha scelto, o ha potuto scegliere, il regime forfettario: imposta sostitutiva al 15% (5% per i primi cinque anni di attività), niente Irpef ordinaria, niente addizionali, meno adempimenti. È un regime legittimo e utile per migliaia di piccole attività. Ma è anche, nei fatti, una tassazione più leggera di quella che grava sul lavoro dipendente, e portarne il tetto a 100mila euro significa estenderla a redditi tutt’altro che modesti.

Poi c’è lo sconto Irpef per la fascia 50-60mila euro. Tra 50 e 60mila euro di reddito dichiarato si colloca poco più di un milione di contribuenti su oltre 42 milioni: circa il 2%. Se si contano anche i redditi più alti, che incassano comunque lo sconto pieno da mille euro, il Tesoro stima una platea di circa tre milioni. È una misura che ha le sue ragioni, ma è lecito chiedersi se sia la più urgente mentre le famiglie fanno i conti con il caro vita e con il caro carburante. Sui giornali è circolata anche l’ipotesi opposta: rinunciare al taglio per il ceto medio e usare le risorse per giovani, fragili e anziani.

C’è poi un dettaglio che merita una riga: dal 1° gennaio 2027 scende da 35mila a 30mila euro il limite di reddito da lavoro dipendente compatibile con il forfettario. Il tetto si alza per chi fattura, si abbassa per chi ha anche uno stipendio o una pensione.

Le ragioni dell’altra campana

Per correttezza, vanno dette anche le obiezioni, che non sono banali.

  • La media per contribuente. La Cgia di Mestre ritiene «fuorviante» la tesi secondo cui dipendenti e pensionati pagherebbero per tutti: l’84% del gettito è l’effetto del loro peso numerico, mentre la media versata da imprenditori e autonomi (8.331 euro) è circa il doppio di quella dei dipendenti (4.215) e dei pensionati (4.006). Va detto che i forfettari, cui il regime sostitutivo non fa pagare Irpef, non rientrano in questo calcolo.
  • Il ceto medio. Chi sta tra 50 e 60mila euro lordi paga sul margine il 43%, un’aliquota che i sostenitori del taglio considerano troppo alta per chi non è affatto ricco, e la misura prosegue il percorso già avviato con il taglio dal 35 al 33% della scorsa legge di bilancio.
  • Il settore agricolo. Il governo rivendica di aver tenuto in considerazione un comparto sotto pressione per i costi dell’energia, esentandolo dall’Irpef per due anni, e lo confermerà.
  • Il forfettario. I suoi difensori lo presentano come uno strumento di semplificazione per le piccole attività, e sottolineano che il vincolo europeo sull’Iva è una questione ancora aperta, non una porta chiusa.

Il conto che deve tornare

Nessuno qui sostiene che gli agricoltori non meritino sostegno, che le imprese non abbiano diritto a macchinari più moderni o che chi guadagna 55mila euro sia un privilegiato. Si sostiene una cosa più semplice: in una manovra stretta, dove si chiede flessibilità a Bruxelles mentre il deficit resta sopra il 3%, l’ordine delle priorità si vede dalle prime righe e non dalle interviste dopo i viaggi.

Se davvero l’obiettivo è alzare il forfettario a 100mila euro, lo si dica con chiarezza, con una stima dei costi e con la risposta alla domanda che milioni di persone si fanno guardando la busta paga a fine mese. Cosa c’è per i redditi fino a 28 mila euro? ‘Na beata minxxxa. Le tasse devono pagarle soltanto lavoratori e pensionati con redditi bassi? Se la risposta è no, la manovra ha il dovere di dimostrarlo con i numeri. Senza vergogna, appunto.

Giuseppe Cianci

Non scendo a compromessi. Sono leale verso i miei principi e le persone a cui tengo. Alla mia età, ho imparato una lezione fondamentale: il tempo è prezioso. Ho imparato ad apprezzare i rapporti veri e a non perdere tempo con situazioni che non portano valore.