Ma voi quanto credete ai sondaggi pubblicati da Repubblica?

Sondaggi politici e Repubblica: quanto sono credibili?

Ma voi quanto credete ai sondaggi pubblicati da Repubblica?

Lo dico subito, così almeno evitiamo equivoci: io ai sondaggi politici credo molto poco.

E quando vedo un titolo come quello pubblicato da Repubblica il 4 settembre — «Il 53% degli italiani boccia il governo Meloni: “Si va nella direzione sbagliata”» — la mia diffidenza aumenta ancora.

Non perché pensi necessariamente che qualcuno si sieda davanti a un computer e inventi le percentuali.

Il sondaggio, peraltro, non è stato realizzato da Repubblica: è di YouTrend per Sky TG24. È stato svolto online tra il 31 agosto e il 3 settembre 2026 su un campione di 800 maggiorenni, con un margine d’errore dichiarato di ±3,5%.

Quindi non sto accusando nessuno di falsificare dati.

Sto facendo una domanda molto più semplice:

quanto possiamo davvero considerare questi numeri la fotografia dell’opinione degli italiani?

E soprattutto: quanto conta il modo in cui un giornale decide di raccontarli?

“Il 53% boccia Meloni”. Ma era davvero questa la domanda?

Partiamo proprio dal titolo.

Repubblica scrive:

«Il 53% degli italiani boccia il governo Meloni».

Uno legge e capisce immediatamente: più di un italiano su due non vuole Meloni, non approva Meloni, boccia il suo Governo.

Peccato che la domanda alla quale quel 53% ha risposto fosse diversa.

Agli intervistati è stato chiesto se, rispetto al 2022, l’Italia fosse andata nella direzione giusta o nella direzione sbagliata.

Il 53% ha risposto “direzione sbagliata”, il 31% “direzione giusta” e il 16% non ha espresso una posizione.

Non è esattamente la stessa cosa.

Io posso votare Giorgia Meloni e contemporaneamente pensare che sulla sanità l’Italia stia andando nella direzione sbagliata.

Posso essere favorevole al Governo e pensare che le bollette siano troppo alte.

Posso apprezzare alcune politiche e criticarne altre.

Posso perfino pensare che il Paese stia andando nella direzione sbagliata per ragioni che nulla hanno a che vedere con Palazzo Chigi.

Trasformare automaticamente “direzione sbagliata” in “bocciatura del governo Meloni” è già una scelta interpretativa.

Ed è proprio qui che comincia il problema dei sondaggi raccontati dalla politica e dai giornali.

Il numero magari è quello.

È il significato attribuito al numero che può cambiare completamente la storia.

Ottocento persone diventano “gli italiani”

Il campione del sondaggio è composto da 800 intervistati.

Ottocento.

Su una popolazione italiana di decine di milioni di persone.

Qualcuno dirà: è così che funziona la statistica.

Ed è vero.

Un campione relativamente piccolo, se costruito correttamente, può fornire stime attendibili dell’opinione di una popolazione molto più grande.

Non contesto la matematica.

Contesto l’uso quasi sacrale che spesso facciamo del risultato.

Perché lo stesso istituto dichiara un margine d’errore di ±3,5 punti percentuali.

Quindi quel 53% non è una tavola scolpita nella pietra.

È una stima.

Dipende dal campione.

Dipende da chi ha risposto.

Dipende dal metodo utilizzato.

Dipende da come è stata formulata la domanda.

Dipende dalle possibili risposte offerte.

Dipende dal momento nel quale viene effettuata l’intervista.

Eppure quando il risultato arriva sui giornali spariscono tutte le cautele e diventano improvvisamente:

“gli italiani pensano”.

Ma quali italiani?

Quelli intervistati.

E attraverso quei cittadini, statisticamente, si prova a stimare ciò che pensa il resto del Paese.

Una cosa un po’ diversa.

La cosa divertente è che lo stesso sondaggio racconta anche un’altra Italia

Poi però si continua a leggere la rilevazione.

E improvvisamente il quadro diventa più interessante.

Fratelli d’Italia, secondo lo stesso sondaggio, sarebbe ancora nettamente il primo partito italiano con il 26,5%, davanti al Partito Democratico fermo al 22,2%.

Considerando anche Futuro Nazionale, l’intera area di centrodestra arriverebbe addirittura al 46,8%, mentre Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra insieme si fermerebbero al 40,6%.

Curioso, no?

Da una parte leggiamo:

“Il 53% degli italiani boccia Meloni”.

Dall’altra, nello stesso sondaggio:

FdI primo partito.

Centrodestra largamente davanti al cosiddetto campo largo.

Allora quale delle due Italie è quella vera?

Sono entrambe possibili, naturalmente.

Una persona può essere insoddisfatta e continuare a votare lo stesso partito.

Ma è proprio questo il punto.

I sondaggi sono molto più complessi dei titoli che li raccontano.

E soprattutto possono essere utilizzati per costruire narrazioni completamente diverse scegliendo semplicemente quale percentuale mettere in prima pagina.

Se il numero fosse stato favorevole a Meloni, quale sarebbe stato il titolo?

Proviamo per gioco a ribaltare la prospettiva.

Immaginiamo un quotidiano dichiaratamente vicino alla destra davanti agli stessi identici dati.

Avrebbe potuto titolare:

“Meloni resiste dopo quattro anni: FdI ancora primo partito e centrodestra al 46,8%”.

Sarebbe stato falso?

No.

Sono numeri contenuti nello stesso sondaggio.

Repubblica sceglie invece:

“Il 53% degli italiani boccia il governo Meloni”.

Anche quel dato esiste.

Ecco perché personalmente diffido non soltanto dei sondaggi, ma soprattutto della loro trasformazione giornalistica.

La realtà non cambia.

Cambia il riflettore.

E mettendo il riflettore su un numero anziché su un altro si può raccontare un Paese depresso oppure un Governo politicamente ancora solidissimo.

Con lo stesso identico sondaggio.

Quel 97% degli elettori FdI dovrebbe far riflettere

C’è poi un altro dato curioso.

Tra gli elettori di Fratelli d’Italia, addirittura il 97% ritiene che l’Italia sia andata nella direzione giusta.

Tra gli elettori del Partito Democratico, l’88% sostiene esattamente il contrario.

Sembra quasi che non si stia misurando soltanto una valutazione razionale dell’andamento del Paese.

Si stia misurando anche l’appartenenza politica.

Se voto FdI vedo un’Italia positiva.

Se voto Pd vedo un’Italia negativa.

Probabilmente nessuna delle due Italie esiste esattamente in quei termini.

Esiste invece un Paese nel quale ciascuno tende sempre più spesso a leggere economia, sicurezza, immigrazione, sanità e perfino i dati statistici attraverso le proprie convinzioni politiche.

Ed è esattamente per questo che bisogna essere prudentissimi nel prendere un sondaggio e trasformarlo nella sentenza:

“Gli italiani hanno deciso”.

No.

Ottocento persone hanno risposto a determinate domande e un istituto statistico ha elaborato quelle risposte secondo una metodologia precisa.

Poi arrivano giornali, televisioni e partiti.

E comincia la narrazione.

Io preferisco le elezioni

Naturalmente i sondaggi hanno una loro utilità.

Servono ai partiti.

Servono ai ricercatori.

Servono a capire tendenze, spostamenti, orientamenti.

Ma personalmente c’è un sondaggio al quale continuo a credere molto più di tutti gli altri.

Si chiama:

urna elettorale.

Lì non vengono intervistate 800 persone selezionate attraverso quote statistiche.

Possono presentarsi milioni di cittadini.

Lì non si domanda:

“Secondo lei il Paese sta andando nella direzione giusta o sbagliata?”

Si domanda qualcosa di molto più concreto:

chi vuoi che governi?

E ciascuno mette una croce.

Poi si contano i voti.

Quello è l’unico sondaggio che alla fine determina davvero chi governa.

Tutto il resto può essere interessante, utile, scientificamente costruito e persino molto accurato.

Ma resta una previsione o una fotografia campionaria.

Non è il popolo italiano riunito in assemblea.

Repubblica è libera di scegliere il suo titolo. E io sono libero di non credergli

Repubblica è un quotidiano storicamente appartenente all’area culturale progressista.

Non è un segreto.

Ed è perfettamente legittimo.

Un giornale ha una linea editoriale.

Seleziona le notizie.

Le interpreta.

Decide quali mettere in evidenza.

La libertà di stampa significa anche questo.

Ma la libertà di stampa comprende inevitabilmente anche la libertà del lettore di guardare un titolo e domandarsi:

mi stanno informando o mi stanno anche suggerendo come devo interpretare quel dato?

Io quella domanda me la pongo.

E quando leggo che “il 53% degli italiani boccia il governo Meloni”, poi scopro che la domanda originaria riguardava la “direzione del Paese” e infine, poche righe più sotto, trovo Fratelli d’Italia ancora primo partito e il centrodestra complessivamente davanti alla sinistra, qualche dubbio mi viene.

Non sull’esistenza del sondaggio.

Sul modo in cui viene trasformato in messaggio politico.

I sondaggi passano. I cittadini restano

Tra qualche settimana arriverà un altro sondaggio.

Magari Meloni salirà.

Magari scenderà.

Il Pd guadagnerà mezzo punto.

Poi lo perderà.

Un istituto darà FdI al 27%.

Un altro al 25,8%.

E ogni giornale sceglierà il numero più adatto al racconto della giornata.

“Crolla”.

“Vola”.

“Recupera”.

“Affonda”.

“Gli italiani bocciano”.

“Gli italiani promuovono”.

Io continuo a guardarli con enorme diffidenza.

Non perché ritenga che siano necessariamente falsi.

Ma perché tra 800 risposte, una metodologia statistica, un margine d’errore, l’interpretazione dei risultati e il titolo di un giornale esiste parecchio spazio.

E dentro quello spazio entra inevitabilmente anche la politica.

Per questo, davanti all’ennesimo titolo che mi spiega cosa pensano “gli italiani”, preferisco farmi una domanda molto semplice:

ma gli italiani, qualcuno li ha davvero sentiti tutti?

No.

Sono stati sentiti in 800.

Gli altri li incontreremo alle prossime elezioni.

E quella volta, finalmente, non servirà nessun sondaggio per sapere che cosa hanno deciso.

Giuseppe Cianci

Non scendo a compromessi. Sono leale verso i miei principi e le persone a cui tengo. Alla mia età, ho imparato una lezione fondamentale: il tempo è prezioso. Ho imparato ad apprezzare i rapporti veri e a non perdere tempo con situazioni che non portano valore.