L’Alpe d’Huez si inginocchia: Pogačar cancella il mito di Pantani

Tadej Pogacar, maglia gialla al Tour de France a due tappe dal termine

L’Alpe d’Huez si inginocchia: Pogačar cancella il mito di Pantani

Non scrivo mai di ciclismo su questo blog. Chi mi segue sa che qui si parla di borghi siciliani, di chiese bizantine dimenticate e di coste che pochi conoscono. Ma oggi ho bisogno di fare un’eccezione, perché quello che ho visto in televisione nel pomeriggio del 24 luglio 2026 merita una pagina anche qui, lontano com’è dalla mia Sicilia.

La tappa che aspettavo

Diciannovesima tappa del Tour de France, 127,9 chilometri da Gap all’Alpe d’Huez. Sulla carta una frazione corta, quasi leggera per gli standard delle Alpi, con il Col Bayard, il Col du Noyer e il Col d’Ornon a scaldare le gambe prima della salita che conta. L’ho seguita dal primo chilometro, e fin dall’inizio avevo quella sensazione, la stessa che si ha prima di un temporale quando l’aria cambia colore, che oggi sarebbe successo qualcosa di grosso.

In fuga un gruppo che definire di lusso è poco: Richard Carapaz, fresco vincitore del giorno prima a Orcières-Merlette, Sepp Kuss, Lenny Martinez, e un manipolo di corridori pronti a giocarsi la tappa con le unghie. Ai piedi dell’Alpe d’Huez erano rimasti in pochi, e nel gruppo maglia gialla la selezione era stata durissima.

L’attacco

Ed è lì, ai piedi della salita più mitica del Tour, che Tadej Pogačar ha deciso che quella giornata sarebbe stata sua. Ha staccato il gruppo maglia gialla praticamente da subito, ha ritrovato il compagno Adam Yates per un lungo traino, e poi si è messo a inseguire da solo Carapaz, Martinez e Kuss davanti. Chilometro dopo chilometro il distacco si è sciolto come neve al sole, tra due ali di folla impazzita, tanto densa che perfino Remco Evenepoel, più indietro, è rimasto bloccato dalle moto in un passaggio troppo stretto.

Ricongiunto al gruppo di testa a meno di due chilometri dal traguardo, Pogačar non ha aspettato nulla. Negli ultimi novecento metri ha semplicemente cambiato marcia, lasciando sul posto Martinez e Carapaz come se stessero pedalando in un’altra gara. Vittoria in solitaria, la quinta di questa edizione del Tour, la ventiseiesima in carriera sulla Grande Boucle.

Il record che sembrava eterno

Ma il dato che mi ha fatto rizzare i peli sulle braccia è un altro. Sull’Alpe d’Huez, Pogačar ha fatto segnare il miglior tempo di scalata nella storia della salita, demolendo il primato che Marco Pantani aveva fissato nel lontano 1995, un crono che resisteva da oltre trent’anni, sopravvissuto a generazioni di scalatori che su quei ventuno tornanti si erano spezzati le gambe e il cuore. Secondo le prime stime circolate a fine tappa, il tempo dello sloveno sarebbe di oltre un minuto inferiore a quello del Pirata.

Trent’anni. Un’era geologica, nel ciclismo. Il record di Pantani sull’Alpe era diventato quasi un monumento, un numero che si tramandava come una leggenda di famiglia, qualcosa che si raccontava ai ragazzini per far capire loro chi fosse stato Marco Pantani su una bicicletta. E oggi quel numero è stato riscritto.

Un pensiero al Pirata

Non nascondo un pizzico di malinconia in mezzo all’entusiasmo. Pantani resta un pezzo di cuore per chiunque abbia amato il ciclismo, e vedere il suo record sull’Alpe d’Huez appartenere ormai al passato fa uno strano effetto, anche a distanza di così tanti anni dalla sua scomparsa. Ma è anche giusto così: i record esistono per essere sfidati, e nessun omaggio a Pantani è più sincero di uno scalatore che si arrampica su quella stessa montagna con lo stesso coraggio spericolato che il Pirata ci aveva insegnato ad amare.

Oggi l’Alpe d’Huez ha un nuovo padrone del tempo. Ma la storia, quella, resta di tutti e due.


Un piccolo omaggio fuori dai miei sentieri siciliani, per una giornata di ciclismo che non dimenticherò facilmente.

Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia Reale attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

Giuseppe Cianci

Non scendo a compromessi. Sono leale verso i miei principi e le persone a cui tengo. Alla mia età, ho imparato una lezione fondamentale: il tempo è prezioso. Ho imparato ad apprezzare i rapporti veri e a non perdere tempo con situazioni che non portano valore.

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