
ITALIANI LIBERI. MA FINO A CHE PUNTO?
Liberi di raccontare ciò che accade nel nostro Paese, anche quando la verità è scomoda. Liberi di criticare chi governa, senza essere considerati nemici. Liberi di scendere in piazza, di alzare la voce, di manifestare il proprio dissenso. Liberi di denunciare le ingiustizie, di pretendere risposte e di chiedere una vita più dignitosa.
Perché la libertà non consiste soltanto nel poter parlare, ma anche nell’essere ascoltati. Non significa semplicemente poter protestare, ma avere il diritto di farlo senza paura. Non vuol dire soltanto poter esprimere un’opinione, ma poterlo fare senza sentirsi isolati, intimiditi o messi a tacere.
Una democrazia non si misura da quanto spazio concede a chi è d’accordo con chi governa, ma da come tratta chi dissente, chi contesta, chi mette in discussione le decisioni del potere.
La libertà non è un favore concesso da chi comanda. È un diritto che appartiene ai cittadini. E quando le persone fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, quando chiedono più giustizia sociale, servizi efficienti, salari dignitosi e un futuro per i propri figli, ascoltarle non dovrebbe essere una concessione, ma un dovere delle istituzioni.
Certo, essere liberi non significa poter fare tutto senza regole. Significa vivere in uno Stato in cui i diritti sono tutelati, le leggi valgono per tutti e il dissenso non viene confuso con l’ostilità.
La nostra Costituzione tutela la libertà di espressione e il diritto di riunirsi pacificamente. “L’articolo 21” protegge la libertà di manifestare il proprio pensiero; “l’articolo 17” riconosce il diritto di riunirsi pacificamente. Ma tra i diritti scritti sulla carta e la percezione che i cittadini hanno della propria libertà può esserci una distanza che merita di essere interrogata.
E allora, la domanda è inevitabile: l’Italia è ancora un Paese in cui ci si può sentire davvero liberi?
Liberi di dire ciò che si pensa, anche quando dà fastidio. Liberi di raccontare ciò che altri preferirebbero nascondere. Liberi di protestare contro le scelte politiche, senza che il dissenso venga liquidato come un problema da contenere. Liberi di chiedere un lavoro dignitoso, stipendi adeguati, sanità accessibile e una società meno ingiusta.
Non basta proclamarsi liberi. Una democrazia deve dimostrare ogni giorno di saper proteggere la libertà di tutti, soprattutto di chi non ha potere, non ha voce nei palazzi e non dispone di mezzi per farsi ascoltare.
Perché la libertà non è soltanto il diritto di parlare. È anche la possibilità di farlo senza paura e di sapere che la propria voce conta.
E voi, vi sentite ancora liberi di raccontare, criticare, manifestare e chiedere un futuro migliore in Italia?
Giuseppe Cianci
contatti: giuseppe@giuseppecianci.it

Giuseppe Cianci, blogger siciliano

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